Per la rubrica di attualità e dibattito “Day2Day”

Il problema
Negli ultimi anni, con l’aumentare dei diritti e delle opportunità della comunità LGBT+, sono sorte diverse polemiche riguardo la costituzione di famiglie da parte di questi ultimi. Come ormai risaputo da chiunque, persone omosessuali non possono avere dei fili in maniera autonoma o “naturale”, ma sono costretti ad affidarsi a strumenti o percorsi esterni,perciò non sono tutti d’accordo. É difatti noto il grande dibattito, oramai in corso da anni, tra chi sostiene la creazione delle famiglie arcobaleno e chi invece vi si oppone. Tra gli argomenti fondamentali, si trova quello di chi si preoccupa della salute del bambino.
Gli studi
Per capire se crescere in un ambiente, a detta di molti, “innaturale” può comportare dei rischi riguardanti la salute mentale dei bambini, sono stati condotti più di una cinquantina di studi scientifici, tra cui i primi realizzati negli anni ‘80. Questo però non ha portato delle risposte sufficienti, in quanto, gli esperti si sono divisi in due parti, anche se l’ago della bilancia sembra essere a favore delle famiglie omogenitoriali.
Dati e numeri
Tra le ricerche principali a favore della comunità LGBT+ troviamo quella della New Yorker University, che ha analizzato lo sviluppo dei figli. Da 73 studi, su 77 svolti, si è concluso che le famiglie omogenitoriali non costituiscono un rischio per la salute del bambino coinvolto. I restanti quattro, che invece affermano il contrario, sono in parti stati scartati, in quanto i figli analizzati non erano frutto della relazione omosessuale, ma di una relazione precedente che si era poi conclusa con la separazione dei genitori, fattore che influisce negativamente sulla salute dei bambini.
Nonostante il responso di queste ricerche, che ha portato l’Università ad affermare:
<<Nel loro insieme queste ricerche formano un consenso accademico schiacciante sul fatto che avere un genitore gay o una genitrice lesbicha non danneggia i bambini>>
il dibattito non si è ancora chiuso. Infatti altre ricerche hanno dimostrato il contrario.
Ad esempio, troviamo lo studio del dottor Paul Sunnins “Emotional Problems among Children with Same-Sex parents: difference by definitions”, che studia i dati di 1.598.000 persone e 207.007 bambini negli anni tra il 1997 al 2013. Afferma che i bambini delle famiglie dello stesso anno il 9,3% di probabilità di avere difficoltà emotive e comportamentali, mentre i figli delle famiglie tradizionali mostrano solo il 4.4%, con un rapporto di 2,1. Non solo questa percentuale è più alta, ma è stato anche segnalato dagli omogenitori stessi, che i loro figli presentano problemi definiti gravi 2,3 volte in più rispetto agli altri. Più il test diventa restrittivo e più i dati si fanno preoccupanti, con un rapporto che passa da 2,1 (nel primo test) a 2,9 nel secondo. Questi e molti altri criteri scritti nell’articolo, sembrano confermare la preoccupazione di molti: la presenza di un rischio in queste famiglie.
Naturalmente quanto citato non è l’unico studio a sfavore degli omosessuali,ad esempio, anche la ricerca “Mental Health of children with gender and sexual minority parents: a review and future directions” sembrerebbe confermare la tesi del dottor Sunnins, in quanto ha anch’essa riscontrato problemi emotivi nei bambini, ma ha anche discusso su come i dati possono essere inaffidabili perché la maggior parte delle ricerche era stata effettuata in America e con figli di coppie femminili, provocando così una distorsione delle informazioni.
I motivi di questi risultati
Affidabili o meno questi sono i dati riscontrati da molte ricerche, che orientano il pensiero collettivo contro questo tipo di famiglie. Quello che però gli studi non fanno è chiedersi il motivo di questa instabilità. Per capire queste motivazioni, il modo migliore è quello di ascoltare la voce diretta delle persone coinvolte. Tra le storie più convincenti, ho trovato quella di una ragazza (contatta tramite social), che per mantenere l’anonimato verrà chiamata con l’alias di Anna, cresciuta da due donne.
Anna ha descritto come, nel corso della sua infanzia, è stata spesso presa di mira e, in alcune occasioni, anche perseguitata per il sesso dei genitori. Quello di Anna non è l’unico caso in cui un bambino viene bullizzato, sia dai suoi coetanei che da adulti, perché figlio di una coppia ritenuta diversa dal normale.
Questo non solo dovrebbe far riflettere sul degrado della società, ma anche su come crescere in un ambiente così ostile, come quello in cui ci troviamo, possa influenzare il loro sviluppo. Come afferma anche la redazione di “Famiglia Arcobaleno”, un sito di supporto per questo tipo di famiglie, è proprio lo stress psicologico a cui questi individui sono sottoposti quotidianamente che, nella maggior parte dei casi, li porta ad instabilità emotiva.
Dove si trova il reale problema
Analizzando non solo le conseguenza, ma anche le possibili cause, ne emerge che crescere con i genitori dello stesso sesso non comporta necessariamente dei rischi, almeno nella maggior parte dei casi, ma è crescere con i genitori dello stesso sesso in una società così discriminatoria e omofoba come la nostra, il fattore davvero nocivo.
Certo, si potrebbe tranquillamente scegliere la via più facile e vietare o comunque rendere impossibile l’adozione e i metodi di fecondazione artificiale, proprio come sta accadendo nel nostro paese, in cui migliaia di genitori omosessuali si trovano spaventati e senza alcun supporto; oppure si potrebbe prendere la via più complicata, che non promuove una discriminazione al diverso, ma che invece la combatte, offrendo non solo la possibilità agli omosessuali di avere una famiglia come tutti gli altri, ma migliorando la vita di molti bambini, ad esempio orfani che potrebbero trovare la loro casa in un ambiente amore e felice, in alcuni casi anche più stabile di alcune situazione riguardanti genitori di sesso opposto.
Verso la giusta direzione
In conclusione, nonostante i vari studi, nonostante la visione dei governi e dell’opinione pubblica riguardo ad un argomento così delicato e spesso strumentalizzato da persone che utilizzano gli omosessuali come martiri, oppure come criminali, io penso che sia loro, nostro, pieno e totale diritto cercare di avere dei figli, purché i metodi utilizzati non vadano a nuocere a nessuno e che la coppia si trovi in una situazione stabile e l’ambiente sano per la crescita di un bambino.
Fornire questa opportunità potrebbe perfino essere un primo passo contro l’omofobia e questo tipo di discriminazioni.
Diana Medici, 3^I