Quattro giorni, uno zaino, e molto più di una semplice gita. Il viaggio tra Trieste, la Slovenia e la Croazia non è stato solo un susseguirsi di tappe turistiche, ma un vero percorso dentro la memoria — quella più scomoda, ma anche più necessaria.


Certo, all’inizio sembrava la classica uscita scolastica: partenza all’alba, chi mezzo addormentato, chi già con la playlist nelle cuffie. Il Castello di Miramare, il mare, le grotte di San Canziano… tutto bellissimo, quasi da
cartolina. Ma è stato entrando in alcuni luoghi precisi che il viaggio ha cambiato completamente tono.
La Risiera di San Sabba ci ha colpiti in silenzio. Non è un posto che “visiti”: è un posto che ti attraversa. Camminare tra le celle, vedere gli spazi dove durante la Seconda guerra mondiale venivano detenute e uccise persone, ti fa capire che la Shoah non sia solo qualcosa sui libri. È successo davvero, lì, in Italia, in quelle stanze vuote che oggi sembrano gridare più di qualsiasi parola.


E poi la Foiba di Basovizza. Anche lì, niente rumore, solo rispetto. Ci è stato spiegato il contesto storico complesso del confine orientale, le violenze, le tensioni, le vittime. Non è una storia semplice, né “in bianco e nero”, ma proprio per questo importante da conoscere. Ti rendi conto che la memoria non è mai comoda: richiede attenzione, ascolto, e anche la capacità di mettere in discussione ciò che si pensa di sapere.
In mezzo a tutto questo, ci sono stati anche momenti leggeri: Lubiana con le sue strade vive, Pola e i suoi resti romani, le risate in hotel, le foto di gruppo. Ma ogni esperienza sembrava avere un peso diverso, come se il viaggio avesse due livelli: quello visibile, fatto di luoghi e panorami, e quello più profondo, fatto di storia e consapevolezza.


Alla fine, tornando a casa, non portavamo solo souvenir o foto, ma qualcosa di più difficile da spiegare: la sensazione di aver toccato con mano il passato. Un passato che non è poi così lontano, e che continua a parlarci — se siamo disposti ad ascoltarlo.

Classi 5^A, 5^A CAT e 5^C