Strategicità, sensazioni e conseguenze del tradire

DANIELE IORI

Non vi è dubbio che i rapporti tra individui o gruppi di individui siano sempre stati alla base della storia, come se fossero un motore, alla pari di fattori ambientali o simili. Effettivamente, a ben pensarci, risulta impossibile concepire se stessi, la propria persona, come totalmente estranea agli altri esseri umani. Ciò implica che anche per arrivare ad un fine individuale dovremo rapportarci con altre persone, talvolta pure scontrandoci apertamente con esse. Ebbene, in questo nostro viaggio verso ciò che vogliamo, fatto di alleanze e inimicizie, un’arma potenzialmente determinante è quella del segreto. Tale elemento, di fatto, come dice anche la Turnaturi, non consiste in altro se non nell’esclusione di parte della popolazione dal sapere di una determinata cosa. Già questo, di per sé, conferisce una certa potenza a chi un segreto lo mantiene; fermo restando che non tutte le volte che nascondiamo un’informazione lo facciamo per manipolare, ma, magari, anche solo al fine di proteggere noi stessi o chi se lo merita. Comunque sia, tralasciando quest’ultimo discorso, trovo doveroso ricordare che, in realtà, il valore strategico di tale strumento risiede più che altro nella possibilità di tradire il patto di segretezza stesso. Quante volte, infatti, abbiamo studiato sui libri di storia, piuttosto che vissuto sulla nostra pelle, l’efficacia di certi giochetti fondati sul sapere cosa l’altra parte conosce o non conosce? Tra l’altro, oltre a ciò, a mio modesto parere, supportato, però, da quello della dottoressa Turnaturi, esiste pure una forte componente di piacere insita nel compiere un tradimento di qualsiasi tipo. Questo, ovviamente, avrà un peso maggiore quando si tratta di azioni e situazioni di minor conto. Infatti, immagino, anche se non ne posso, per ovvie ragioni, esserne certo, che se dovessi organizzare una congiura in grado di cambiare, ad esempio, le sorti di una nazione, prevarrebbe la gioia per i suoi effetti invece che la sensazione del portare a termine un atto disonesto in sé. D’altra parte, posso certificare come, appunto, in contesti decisamente meno di spicco, venga percepito come piacevole, per lo meno sul momento, il fatto di fregare, in generale, persone e entità. Di fatto, anche rompere impunemente una regola, a ben vedere, potrebbe essere visto come un tradimento, nel senso che si sta ingannando colui che ha dato tali regolamentazioni, facendogli credere di essere a lui fedele quando così non è. Devo ammettere che un comportamento del genere lo ho adottato io medesimo, certe volte, come credo quasi tutti. L’importante, comunque, è che atteggiamenti del genere non diventino abituali e, soprattutto, non si assumano per un discorso di convenienza. Ad ogni modo, al di là di quanto detto fino a qui, ritengo d’obbligo sottolineare come appaia evidente la dannosità, a lungo andare, di segreti e tradimenti, come ci mostra la realtà che viviamo, ma anche secoli e secoli di letteratura. Questa, infatti, ci mostra attraverso vari esempi, dai più classici a quelli più innovativi, come, alla fine dei conti, ogni falsità ha il suo prezzo, che si riversa su chi la ha fabbricata. Basti pensare, giusto per fare un esempio, alla morte avuta dai Proci ribelli di Itaca nell’Odissea, piuttosto che quella toccata al padre di Amleto nella celebre tragedia shakespeariana. E poi, che noi vogliamo o meno badare agli avvertimenti, ci accorgeremo benissimo da soli di dover pagare, prima o poi, le conseguenze di quanto fatto.