Prima Parte

Gianluca Marzano

Le cause della guerra israelo-palestinese sono da ricondurre alla rivendicazione della stessa terra da parte di due popoli: ebrei e arabi. I primi ritengono di avere il diritto di controllare la Palestina, perché è il luogo di nascita del popolo ebraico, mentre i secondi sostengono di abitare lì ancora prima dell’arrivo degli israeliani. 

Paradossalmente essi sono legati sin dall’antichità, infatti vengono detti popoli semitici che deriva da Sem, uno dei figli di Noè, e si sarebbero poi divisi in seguito in arabi, che avrebbero avuto origine da Ismaele figlio di Abramo, ed Ebrei, che avrebbero avuto origine da Isacco fratello minore di Ismaele, in particolare da Giacobbe figlio di Ismaele e soprannominato per l’appunto Israele. 

Stabilire, quindi, quale tra i due popoli abbia il diritto di risiedere nella cosiddetta “Terra santa” non è facile anzi, forse una risposta non la si avrà mai. 

Quello che oggi viene chiamato conflitto Israelo-Palestinese è iniziato nella prima metà del ‘900 e si è inasprito dopo la fondazione dello Stato di Israele nel 1948. Per capire, però, da cosa parte il conflitto c’è da fare un passo indietro nella storia. 

IL TERRITORIO

La Palestina è una regione geografica di circa 28.000 chilometri quadrati, all’incirca la superficie della Sicilia, e confina con Egitto, Giordania, Siria e Libano. Il suo territorio è desertico per il 60%, il fiume Giordano e il mar Morto sono le fonti d’acqua più importanti.

La città principale è Gerusalemme, sacra per cristianesimo, ebraismo e islam. 

Proprio la religione divide ebrei e arabi, che,a partire dal settimo secolo dopo Cristo, hanno abbracciato come religione l’Islam, diventando per la maggior parte musulmani. C’è da precisare però che non tutti gli arabi sono musulmani, le due parole non sono sinonimi, gli arabi sono un popolo, mentre i musulmani sono tutte le persone seguaci dell’Islam.

Essendo la Palestina un punto di passaggio tra il Medio Oriente e l’Europa, essa è sempre stata una terra ambita fin dall’antichità per il suo valore sia strategico che commerciale. Inoltre negli ultimi anni al largo delle sue coste sono stati scoperti giacimenti di petrolio tra i più importanti del mondo.

LA STORIA

Tra il 1800 e il 1900 la maggior parte della popolazione è di origine araba, mentre pochi sono gli ebrei, perché sono in gran parte dispersi in giro per il mondo. Alla fine dell’Ottocento, però, uno scrittore attivista di nome Theodor Herzl, propagandò un’ideologia, che poi è diventata un movimento politico e sociale, secondo la quale gli ebrei, dopo secoli di dispersioni e persecuzioni, dessero vita ad una società ebraica all’interno di uno stato indipendente in cui emigrare da tutto il mondo. Quest’ideologia è chiamata ‘sionismo’. Ovviamente il territorio prescelto per questa operazione fu la Palestina, considerata da sempre dagli ebrei ‘terra promessa’, e soprannominata “Terra di Israele”. 

Il movimento sionista, per raggiungere il proprio obiettivo, cercava denaro, ma non solo: voleva ottenere un documento internazionale ufficiale che autorizzasse la colonizzazione della Palestina. Tutto ciò fu facilitato da alcuni eventi accaduti in questo periodo. Innanzitutto fu fondamentale il sostegno economico di molti ebrei che avevano fatto fortuna in Europa e America e che finanziarono l’acquisto di terre in Palestina. Questa compravendita di terreni fu facilitata da alcune carestie, che colpirono gravemente il sistema agricolo palestinese, e costrinse molti arabi a vendere tutti i loro beni. In aggiunta alla fine della prima guerra mondiale la Palestina finì sotto il protettorato del Regno Unito, che non disdegnava affatto la creazione di uno stato ebraico alleato, in un contesto prevalentemente arabo e musulmano, e che, quindi, agevolò il movimento sionista. L’aumento di atti discriminatori e persecutori nei confronti degli ebrei nel corso del ‘900, portò tantissimi ebrei a cercare rifugio proprio in Palestina. Grazie a tutti questi eventi nel giro di venticinque anni, dal 1922 al 1947, la popolazione ebrea aumentò dall’ 11% al 32%, mentre gli arabi passarono dal 78% al 60%. 

A questo punto si iniziarono a generare grandi tensioni. Gli arabi vedevano, infatti, i territori che abitavano fino a poco tempo prima essere progressivamente colonizzati senza poter intervenire e così sia sul loro fronte, sia per contrasto su quello ebraico, nacquero organizzazioni paramilitari che diedero vita ai primi scontri tra i due popoli.