Emelina Iachimovschi


Oggi è molto diffuso lo stereotipo di adolescente con comportamenti non sempre razionali e/o emotivamente poco stabile, che si vuole “sentire grande”, ma in realtà ciò accade anche per processi fisiologici che si verificano proprio nell’età compresa tra i tredici e i venti anni circa.

Elettricità e chimica sono alla base del funzionamento del cervello: le scariche elettriche vengono trasmesse da un neurone all’altro, provocando la liberazione di  particolari sostanze dette ‘neurotrasmettitori’, che favoriscono la recezione dello stimolo trasmesso.

Lo scaturire delle emozioni è dato dal lavoro del sistema nervoso centrale e del sistema endocrino, che porta alla secrezione di ormoni specifici a seguito dello stimolo ricevuto. I due sistemi lavorano per permettere all’organismo di mantenere un equilibrio in risposta a un evento esterno, che suscita una reazione.

Tra i meccanismi compensativi delle emozioni gli esempi più classici sono sicuramente: la rabbia (adrenalina), che nasce come risposta aggressiva con l’obiettivo di portare l’individuo a ribellarsi a una situazione, la paura (cortisolo, conosciuto anche come “ormone dello stress”), cioè lo stato di allerta che predispone la risposta a un pericolo, la tristezza (mancanza di serotonina), che è la risposta inibitoria dell’organismo alla mancanza di qualcosa, e la gioia, nonchè l’espressione estrinseca di uno stato euforico.


Durante l’età dell’adolescenza i lobi frontali, responsabili del controllo delle emozioni, non risultano totalmente collegati: le cellule nervose di tale area del cervello sono ancora lente, non possedendo abbastanza mielina (rivestimento lipo-proteico presente, invece, nel cervello adulto), causando una produzione ormonale differente.

Durante la pubertà si verifica, dunque, la fase finale della crescita funzionale del sistema nervoso, in cui risultano di notevole importanza gli androgeni (ormoni), che portano anche a un differenziamento dello sviluppo neuronale maschile rispetto a quello femminile.

Secondo molti studiosi il cervello nella fase puberale è molto fragile per la sua malleabilità e sensibilità estrema ai cambiamenti ormonali, cambiamenti dovuti al fatto che per il completo e corretto sviluppo dell’encefalo è necessaria una maggiore sintesi di ormoni i quali possono facilmente causare squilibri a livello emotivo.

Si può, dunque, affermare che in fondo i nostri comportamenti, talvolta sbagliati, non dipendano totalmente dalla nostra volontà, ma che sia “colpa” di un complesso meccanismo elettro-chimico, che durante questa fase della vita sta ancora imparando a funzionare correttamente.

Dire che cio succede solo per ‘colpa della chimica’ sarebbe riduttivo: dietro ai comportamenti di tutti, ma in particolare degli adolescenti, per la delicata fase della vita che vivono, vi sono motivazioni profonde, inconsce e legate a indole, educazione ricevuta, infanzia, ecc. Il ruolo degli adulti risulta fondamentale per gli adolescenti, poichè  costituiscono modelli di riferimento in grado di trasmettere valori, di accogliere le fragilità e insegnare ad accettarle e gestire quelle emozioni, che possono essere percepite molto amplificate in quanto mai “provate” prima. 

È evidente la differenza tra un adolescente che riceve un adeguato supporto e una corretta educazione da parte dei genitori, delle figure di riferimento, siano essi educatori, insegnanti, allenatori, ecc, e uno che non riceve adeguata vicinanza e sostegno nella sua crescita.

Credo che noi adolescenti, che spesso ci sentiamo soli, fragili e insicuri, dobbiamo imparare, anche in maniera graduale, a interpretare i segnali che l’organismo ci manda e a conoscerci meglio: in questo faticoso percorso possiamo affidarci e chiedere aiuto a coloro che hanno già passato questo periodo della vita, il quale li ha portati ad imparare a conoscere e gestire la famosa chimica del cervello, che talvolta sembra quasi volerci mettere i bastoni tra le ruote.