NON LO AUGUREREI NEMMENO AL MIO PEGGIOR NEMICO.

GAIA VENTURELLI

Ciao, sono Pace Tamagnini e vivo, o almeno vivevo, sotto il comune di Bagnolo in Piano, in provincia di Reggio Emilia. Sono nato il 16 Novembre del 1915 proprio qui, ma la mia vita è finita molto lontano dal mio paesino…

Sono morto il 2 Aprile del 1944 in Germania, nel campo di concentramento di Minsk, dove mi hanno tenuto prigioniero di guerra per molto tempo. Mi hanno catturato l’8 Settembre 1943 e poi sfinito, fino alla morte, assieme a tantissimi altri, che erano sbagliati, non per colpa loro. Mi ricordo molte cose, anche se mi fa davvero tanto male parlarne. I campi di concentramento erano freddissimi, mi ricordo che non sentivo più le mani dal freddo. Erano luoghi davvero orribili e ogni giorno speravo di avere un briciolo di pane in più per quello successivo. Per arrivare nei campi viaggiavamo su treni per bestiame, di notte, tutti ammassati proprio come degli animali da macello, senza igiene e tutti impauriti. Anche l’ossigeno scarseggiava. Ho visto urlare, piangere, stare male, uccidersi ed infine morire lentamente tantissime persone in quei vagoni , a qualche centimetro da me. Arrivati nei campi eravamo ancora in tantissimi, gli spazi erano ristretti e circolavano tante malattie. Loro, i tedeschi, quegli uomini puri e crudeli, erano senza cuore, uccidevano bambini, uomini e donne senza farsi problemi, ma a quel tempo, era la cosa che tutti i detenuti temevano di meno, anzi la si desiderava perchè era improponibile vivere così. Mi ricordo di aver visto persone, che ormai non avevano più un nome, decidere di non avere nemmeno più una vita, che tanto, tanto vita non era. Si buttavano appositamente contro i fili spinati dei campi per smettere di soffrire. Sono stato ricoverato in ospedale, dentro al campo, molto tempo prima di morire, ma non so quanto, so solo che le giornate erano infinite e devastanti. All’epoca non c’era ancora questa medicina così sviluppata, infatti non so per cosa io sia morto. Una delle cause più probabili è l’epidemia da Tifo, molto diffusa in quell’inferno. Sui miei atti di morte hanno però scritto solamente: “morto per malattia da prigionia, in un’ora imprecisata.”, come se a nessuno importasse di me e del vero motivo per cui sono morto, come se fossi un banale animale in uno sfruttamento. Non so come le cose siano andate avanti in quei campi, so solo che nessuno aveva davvero la forza e la volontà di continuare a vivere. Per finire mi hanno seppellito lì, in mezzo al nulla, nel cimitero di Minsk. Non so se vi è mai capitato di sentire l’espressione “non lo augurerei nemmeno al mio peggior nemico”, ecco, davvero nessuno si meriterebbe di vivere ciò che io e tantissime altre persone proprio uguali a voi, abbiamo passato.

PACE.